LE POLITICHE ASSOCIATIVE dell'ANSPI LIGURIA

Il documento sulle politiche associative dell'ANSPI Liguria - approvato dall' Assemblea regionale dello scorso 21 gennaio a Chiavari - viene da qui in poi analizzato nelle sue parti, per contribuire alla definizione del contesto di strategie e prospettive in cui l'ANSPI Liguria si colloca e si muoverà nei prossimi mesi. La prospettiva della fine della legislatura e della conseguente lunga e probabilmente intensa campagna elettorale introduce innanzitutto alcuni interrogativi: quale può essere un adeguato ed efficace contributo che la nostra Associazione può offrire per la costruzione di un autentico e fondato cammino di riflessione per i grandi obiettivi della nostra politica? E potrà questo essere vissuto semplicemente sul piano dei contenuti e dei valori, distaccati da quel "doversi schierare a priori" che rende oggi partigiano ed aleatorio ogni approccio a questo problema? Promuovere una sana e costruttiva politica per il bene comune, dall' economia al lavoro, dalla cultura al welfare, dalle politiche familiari alla formazione: questo impegno -prioritario ed irrinunciabile - seppur a prima vista quasi scontato e demagogico, non è per nulla banale. Come si può oggi tentar di "dire la propria" senza timore di essere zittiti subito, tacciati di partigianeria precostituita, prima ancora di testimoniare un'elaborazione sistematica di pensiero "fondato" ? Il clima "da urlo" che si respira, dalle televisioni alla strada, contraddistingue il "non-confronto" che oggi condiziona ogni tentativo di confrontarsi: in piena consonanza con quel relativismo che impera ovunque ed in tutti, o quasi. Parlare di politica vuol dire scontatamente essere aprioristicamente "dei gialli o dei blu", mai altro, men che meno avere elaborato un pensiero teso al bene comune… Come fare allora, almeno per "par condicio", a tentare qualcosa di diverso? La soggettività politica del nostro essere Associazione ci pare risieda nella natura stessa dell'essere associazione, insieme di cittadini aggregati da uno scopo comune: perseguire la missione associativa, a favore di tutti. In questo senso la politica associativa rappresenta l'essenza stessa del fare politica. E poichè questa non può essere disgiunta dall'interesse per il bene comune, coinvolge necessariamente ogni aspetto delle questioni della res pubblica. Riguardo ai contenuti poi, l'assetto valoriale e culturale che orienta il nostro essere ed agire come uomini e come comunità non può dissociarsi da quello adottato nelle specifiche contingenze su cui si dibatte o si ascolta: ecco perchè intervenire non configura un' "ingerenza", ma semmai un' azione di coerenza ! Perchè l' attenzione al bene comune, all'uomo, così come egli è, ed ai suoi problemi non puo' essere avocata esclusivamente a nessuno, nè alcuno può essere escluso dalla pertinenza dell'interessarsene. Solo così potrà essere serenamente affrontato qualsiasi argomentare, senza fondamentalismi ne' pregiudizi, nel rispetto e nella ricerca della Verita', quella unica, che informa di se' ogni cosa… I grandi valori delle persone e della vita costituiscono quasi un ponte tra la dimensione civile della comunità in cui viviamo e la dimensione morale su cui il nostro essere Chiesa si fonda. Ed essere Associazione di Promozione sociale non può non porre su di un piano prioritario l'attenzione a sviluppare, prima che iniziative e servizi, una buona cultura in questo senso, fatta di sensibilizzazione, informazione e consapevolezza. L'esperienza di "Scienza e Vita" ha aperto una strada maestra, che troverà continuità nelle esperienze realizzate ed in fieri dall'ANSPI su tutto il territorio regionale, in connessione con il Forum delle Associazioni familiari e la Federazione dei Consultori Familiari di ispirazione Cristiana, di cui l'Associazione fa parte. L'ANSPI ritiene che non si possa esprimere compiutamente l'impegno di promozione e valorizzazione della persona, in quanto soggetto individuale agente e fulcro della società, senza valorizzare anche una intrinseca dimensione politica. Concretamente, a partire dai valori dell'antropologia cristiana e dalla ricerca del bene comune, l'ANSPI intende ricercare e valorizzare "la costruzione di una cultura che, ispirata dal vangelo, riproponga il patrimonio di valori e contenuti della Tradizione cattolica" ( n.7 - Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica ) . E questo a partire dall' insegnamento del Santo Padre che non esiste autentica liberta' senza verita': "Verita' e liberta' o si coniugano insieme o insieme miseramente periscono" (G.Paolo II - Fides et ratio - n.90) L' ANSPI assume la visione della piena dignita' e tutela della persona umana - dal concepimento alla morte naturale - cosi' come rappresentata dalla bioetica personalistica a cui l'Associazione si rifa', quale caposaldo di ogni propria azione culturale e operativa. La difesa della vita riguarda tutti, credenti e non credenti: per questo motivo l' ANSPI ritiene doveroso impegnarsi, come Associazione e come singoli aderenti, per promuovere ogni opportuna iniziativa, aderendo al Comitato "Scienza & Vita" ed operando in collaborazione con il Forum delle Associazioni familiari e con le altre Realtà civili ed ecclesiali che condividono questa missione e questa vision. E' significativo concludere con uno dei pensieri di don Tonino Bello, tratto dal suo "Il Vangelo del coraggio", riflessioni sull'impegno cristiano nel servizio sociale e nella politica. "Amici operatori sociali e politici, non vi scoraggiate! Chiedete al cielo il dono di una genialità nuova che vi metta in grado di esprimere , su scenari politici più giusti, il vissuto e le ansie dell'uomo contemporaneo, alle soglie del terzo millennio. E non lasciatevi cadere le braccia quando - nonostante il vostro impegno personale …,-vi vedrete destinatari di sospetti da parte di chi, non comprendendo la vostra fatica, spara nel mucchio con raffiche ingenerose di luoghi comuni. Non demordete: la coerenza paga, anche se con qualche ritardo. Paga anche l'onesta'. E la speranza non delude!" La nota pastorale "Sport e vita cristiana" ha suscitato grande interesse e fermento nel mondo associazionistico sportivo di ispirazione cattolica: la recezione della Nota è stata ed è ancora un obiettivo fondamentale del cammino di riflessione delle associazioni sportive. La convinzione generale è che la pastorale dello sport debba assumere sempre più un ruolo primario all'interno dell'attività delle parrocchie, affinché essa non venga lasciata come esperienza a sé stante, o semplicemente come realtà poco rilevante, ma aspiri ad essere strumento di evoluzione, di crescita psico - fisica dell'individuo, all'interno di un progetto parrocchiale e tramite l'ausilio del mondo associazionistico sportivo. Alcuni idealizzano lo sport come una sorta di religione laica universale, altri lo demonizzano per gli asservimenti economici e le strumentalizzazioni politiche, ma per una corretta interpretazione dell'attività sportiva è necessario il discernimento evangelico, secondo il criterio di valutazione proposto dal Concilio Vaticano II: di interpretare cioè ogni cosa alla luce del Vangelo e dell'esperienza umana. Uno degli scopi che si prefigge la nostra Associazione, l'ANSPI, è quello di condurre la pratica sportiva alla sua piena verità e di aiutare gli uomini che la vivono nel loro cammino di salvezza. Non è affatto scontato, infatti, che lo sport realizzi autonomamente le potenzialità positive che racchiude in sé. E' chiaro dunque il ruolo della Chiesa attraverso il mondo associazionistico cattolico: ruolo che è quello di offrire con la luce della fede un'interpretazione originale del fenomeno sportivo, cioè aiutare a realizzare pienamente l'uomo come creatura di Dio. In questo si attua la connessione fra la realtà dello sport e il compito di educazione proprio della Chiesa nei confronti degli individui. Siamo così nella prospettiva della Chiesa missionaria, che vuole essere coraggiosamente impegnata a far risuonare la parola del Vangelo in tutti i luoghi del vissuto quotidiano dell'uomo. Quale sede migliore di questa per sottolineare una grande attesa che crediamo non sia propria solo della nostra Associazione, ma che accomuna tutti coloro che intendono proporre lo sport come momento di pastorale: far sì che la recezione della Nota si attui a livello operativo la dove la Chiesa può agire direttamente, cioè nell'ambito parrocchiale. E' qui che, in particolare i giovani, possono e devono essere avvicinati e lo sport può essere l'aiuto più valido grazie ai valori positivi che intrinsecamente possiede e che possono essere messi in risalto e veicolati proprio da una corretta azione di pastorale. La prospettiva cristiana e associativa non si limita ad inserire qualche "atto religioso" ad integrazione della pratica sportiva, il che lascerebbe i due ambiti - sportivo e religioso - sganciati, ma vuole essere proposta di uno stile di vita improntato ai valori umani e più specificamente cristiani. La centralità dell'uomo è dunque il punto di partenza per avviare una pastorale dello sport. Come ricordava Mons. Michele Pinna, compianto presidente dell'ANSPI, "se al primo posto mettiamo l'uomo, lo sport diventa strumento, mezzo, momento, valore e luogo di crescita personale nell'avventura di diventare uomo e donna". L'esigenza di porre lo sport a servizio dell'uomo ha spinto la nostra Associazione a fissare alcuni punti - chiave basati sull'analisi delle problematiche che ci troviamo quotidianamente ad affrontare e sulle nostre proposte per la loro attuale e futura risoluzione. Il nostro augurio è che gli argomenti che ci premuriamo di sottolineare vedranno il loro sviluppo nell'approfondimento con le Comunità parrocchiali e nell'applicazione pratica di nuovi metodi di gestione dell'attività sportiva a servizio dell'oratorio, là dove l'ANSPI in ogni angolo d'Italia vive e opera da sempre. Il primo aspetto da sottolineare è la formazione degli operatori sportivi: dei tecnici, dei dirigenti responsabili, e di tutti coloro che intendono offrire un servizio qualificato non solo in termini sportivi, ma anche dal punto di vista della carità cristiana. In particolare è stata lanciata con entusiasmo la figura dell'allenatore- educatore, che è destinata ad accrescere il suo enorme potenziale pastorale solo se opportunamente e concretamente sostenuta. Oggi esistono tanti operatori capaci e preparati sulle più evolute tecniche di allenamento e sugli ultimi ritrovati tattici, ma non tutti sanno trasmettere agli atleti, ad esempio, il rispetto per l'avversario, il coraggio nella sconfitta, il dono di sé per i compagni, l'amore di Dio nell'armonia del gesto sportivo. Quella di avere tecnici orientati soprattutto alla crescita umana e cristiana dell'atleta è pertanto una sfida che va vinta se si vuole camminare lungo la strada indicata dalla nota "Sport e vita cristiana". Un secondo aspetto è quello che riguarda la struttura e i rapporti fra le società sportive. La Parrocchia deve essere, dopo la famiglia, il luogo educativo per eccellenza, all'interno del quale lo sport costituisce momento necessario e parte integrante della pastorale ordinaria. Le strutture sportive della parrocchia devono sempre essere tenute saldamente entro l'ambito del progetto educativo cristiano, senza diventare avulse dall'azione pastorale ma servendola attivamente. E' inoltre auspicabile come splendido esempio di condivisione la messa a disposizione delle strutture gestite da una società a favore di altre, in un clima di scambio e di dono reciproco che può favorire il potenziamento della presenza sul territorio e l'interdisciplinarietà della pratica sportiva. Questo aspetto non sarebbe coerente se non abbinato a una reale collaborazione interassociativa: risorse umane, strutture, impianti, progettualità sono un patrimonio da condividere. Come suggeriva Mons. Carlo Mazza nel Convegno interassociativo ANSPI, CSI, PGS del 15 Giugno 1996 a Genova proprio sulla Nota CEI "Sport e vita cristiana", l'attività delle Associazioni deve informarsi ad una coscienza della collaborazione, senza cui l'efficacia e l'efficienza della proposta sportiva potrebbero venire compromesse. E' quindi necessario un progetto in cui la società sportiva, oltre ad incoraggiare la pratica delle varie attività, si inserisca in spirito di comunione con tutti gli interlocutori circostanti e sviluppi una fattiva collaborazione con tutte le altre società con analoghi obiettivi per il perseguimento di un percorso educativo comune. Non va dimenticato di inserire in questo progetto la famiglia dell'atleta, in modo da rendere davvero organica questa proposta educativa. A volte il momento sportivo è considerato una sorta di parcheggio per ragazzi, utile in prevalenza come valvola di sfogo dallo stress scolastico ed extra- scolastico. Dev'essere invece sempre tenuta presente la responsabilità che la famiglia ha nei confronti del giovane atleta, e il coinvolgimento nei meccanismi educativi dello sport è un obiettivo che tutte le società devono avere. Il terzo aspetto da sottolineare è la diversificazione delle proposte; non solo nei termini dell'interdisciplinarietà sopra citata, che comunque è un valido mezzo per attingere alle più svariate tipologie d'interesse sportivo, ma anche nel senso di un'offerta che sostenga fondamentalmente l'idea dello sport per tutti e non solo per i "dotati". Anche lo sport infatti è uno specchio della società, e proprio per questo è fondamentale l'azione delle associazioni sportive di ispirazione cristiana, che grande importanza danno alla valenza etica del momento sportivo. Il che comporta anche l'incontro con la diversità, ad esempio nello sviluppo che lo sport per disabili ottiene anche in Italia in questo periodo, portando occasioni sempre maggiori di comprensione e di approfondimento in un confronto diretto e continuo. In sinergia con questo impegno è lo sforzo di essere valide alternative alle attività sportive, alternative rivolte a chi, per scelta o per contingenza, non pratica sport: quest'ultimo infatti vuol essere strumento di comunicazione e mai di emarginazione. Da questo aspetto prende spunto lo stile di fare sport dell'ANSPI: gioco e formazione in un ambiente di festa, a tutti i livelli: parrocchiale, diocesano, regionale, nazionale che trova il suo culmine negli eventi collegati alla rassegna "Gioca con i sorriso". La proposta ANSPI che coinvolge non solo gli atleti ma chiunque voglia partecipare ad un momento di gioco sportivo Si va dunque verso una sempre più ampia partecipazione alle attività legate allo sport, e l'impegno nostro è quello di riempire i vuoti lasciati dallo sport con la "s" minuscola, disumanizzante ed emarginante, per costruire una civiltà dello sport inserita nel progetto della Chiesa. E' un impegno che l'ANSPI ha sostenuto per 45 anni e al quale non vuole certo mancare quando finalmente la Comunità ecclesiale intera si interroga sul senso e sul significato dello sport nella pastorale.